Smart working e discriminazione di genere
Matteo Luvisi | 10 June 2020

Durante il lockdown, lo smart working ha salvato posti di lavoro e aziende, ma non sono mancati problemi e difficoltà. Dopo averla sperimentata causa pandemia, il 60% dei lavoratori vorrebbe introdurre all’interno dei propri contratti ore di smart working alternate alle ore sul luogo di lavoro, ma le condizioni nelle quali le aziende mettono uomini e donne sono le stesse?

Secondo un recente sondaggio delle Cigl, a molte donne non sono garantiti device aziendali e sono costrette a lavorare con dispositivi personali a differenza degli uomini che ricevono dispositivi per il lavoro in quantità nettamente superiore; inoltre, il 68% delle donne lamenta una non divisione dei compiti domestici nonostante l’attuale situazione di difficoltà. E persino le molestie sul lavoro continuano da remoto: il 25% delle donne che ha partecipato al sondaggio, dichiara di essere costretta a riceverlo anche da casa. Lo smart working è senza dubbio una grande opportunità, ma ci sono ancora tanti aspetti che non convincono, dalla socialità all’efficienza al maschilismo che – evidentemente – perdura anche a distanza.